Ancora femminicidi. Già 11 dall'inizio del 2025.
Ilaria Sula 22 anni è stata uccisa dal ex compagno dopo aver ricevuto minacce, Sara Campanella 22 anni è stata uccisa da uno stalker che la molestava da molto tempo.
In tanti si chiedono perché le due giovani donne non hanno denunciato i loro potenziali assassini (ammesso che non lo abbiano, come dichiarano gli inquirenti).
E' una domanda che ignora le enormi difficoltà che le donne fronteggiano in una società maschilista, e gli altrettanto grandi e diffusi pericoli che la società maschilista crea al punto da far ritenere che combattere il maschilismo e la violenza sulle donne sia una sorta di fatica di Sisifo.
Le donne spesso non denunciano i loro aguzzini, siano essi ex compagni o ancora conviventi o molestatori sadici, perché la violenza maschile è subdola. Altre volte le donne denunciano ma nessuno le difende, nessuno le protegge e diventano facili prede dei loro assassini.
Qualcuno insinua che Sara abbia sottovalutato la potenziale pericolosità del suo stalker. La cultura sociale prevalente pretende che una donna debba vivere con l'angoscia permanente di doversi difendere dai maschi violenti. Se non lo fa, ovvero se una donna decide di cercare di vivere una vita normale ma poi viene molestata e uccisa, qualcuno potrebbe addirittura insinuare che "se l'è cercata", perché non ha fatto quello che poteva o doveva per difendersi.
L'assassino Stefano Argentino era considerato da Sara un "malato".
Le cronache sono piene di casi di femminicidi in cui la vittima aveva denunciato l'assassino ma poi era stata lasciata sola, dalle forze dell'ordine, dai magistrati e dalla società civile - di fronte al pericolo.
I centri anti-violenza gestiti per difendere e soccorrere chi è vittima di stalking o di violenze coniugali non sono diffusi e capillari
Il femminicidio di Sara Campanella apre uno squarcio su un aspetto della violenza maschile contro le donne spesso sottovalutato dalle cronache e dalla società. E' quello della molestia che nasce quasi per scherzo e poi diventa morbosa, classificata con il termine di stalking, e che viene ritenuta, a torto, una violenza circoscritta a fenomeni di persecuzione, ossessioni, che provocano "solo" terrore e angoscia nelle malcapitate vittime.
A torto si ritiene che lo stalking sia solo un fenomeno di maschilismo violento, diverso dal femminicidio criminale compiuto dal compagno della vittima, come nel caso della povera Ilaria Sula, per motivi di gelosia, possesso o sadismo.
Il femminicidio di Ilaria Sula per mano del 23enne ex fidanzato Mark Antony Samson sembra la fotocopia dell'omicidio di Giulia Cecchettin per mano del ex fidanzato Filippo Turetta. Anche in questo caso l'assassino viene definito un "bravo ragazzo", un "bamboccione". Anche in questo caso probabilmente Ilaria non aveva denunciato le minacce dell'ex, e se lo aveva fatto non è stata ascoltata.
Per combattere e ridurre drasticamente il fenomeno servirebbe una vera e propria mobilitazione nazionale, una campagna continua e capillare di informazione, di denuncia e di rafforzamento dei presidi di sensibilizzazione dentro la società.
Il contrasto al fenomeno della violenza e della cultura maschilista che perseguita le donne vive ancora di fasi alterne.
L'enorme emozione e sdegno per l'omicidio di Giulia Cecchettin ha mobilitato energie che però rischiano di cadere nella frustrazione di fronte al ripetersi delle violenze.
E' come se in una battaglia di lunga durata, ad ogni forte reazione delle donne facesse seguito un efferato delitto da parte dei maschi quasi a voler ricordare che l'esercito dei maschi violenti non si ferma neppure di fronte all'inasprimento delle pene e alla mobilitazione sociale più vasta.
La dura verità è che l'esercito dei maschi violenti è vasto, mentre le forze messe in campo dallo Stato per combatterlo sono esigue.
Solo la società civile, attraverso una profonda e costante mobilitazione di mezzi e coscienze, può sconfiggere il maschilismo violento che umilia, terrorizza ed uccide le donne.
i. fan.
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Date Created: 02/04/2025 17:08:14